In breve
- Il ricongiungimento familiare è disciplinato dagli articoli 29 e 30 del Testo Unico sull'immigrazione (D.Lgs. 286/1998). Si parte da una domanda di nulla osta allo Sportello Unico per l'Immigrazione, presso la Prefettura.
- I documenti che dimostrano il legame familiare, cioè atto di nascita, atto di matrimonio, stato di famiglia e simili, vengono rilasciati dall'autorità straniera e devono essere tradotti, legalizzati e validati dall'autorità consolare italiana nel Paese di origine. È il passaggio che sorprende di più: non basta tradurre, serve anche il controllo del Consolato.
- Servono inoltre un reddito sufficiente e un alloggio idoneo. Gli importi di reddito si aggiornano ogni anno e dipendono dal numero di familiari: non fidarti di cifre lette su un forum, chiedile alla Prefettura.
- Da noi la traduzione giurata costa 30 euro a pagina, in PDF firmato e timbrato via email in 24-48 ore lavorative. Se il Consolato vuole la traduzione su carta, aggiungi la copia cartacea.
Il ricongiungimento familiare è una delle pratiche di immigrazione più lunghe, e una di quelle in cui un documento sbagliato costa mesi. Il motivo è che due amministrazioni lavorano in sequenza: la Prefettura in Italia, che valuta reddito e alloggio e rilascia il nulla osta, e il Consolato italiano all'estero, che controlla i documenti di famiglia e rilascia il visto. Questa guida mette in fila i passaggi e, soprattutto, spiega in che forma devono arrivare gli atti stranieri.
Chi può chiedere il ricongiungimento
Può chiederlo lo straniero regolarmente soggiornante in Italia titolare di un permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno, oppure del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Rientrano, tra gli altri, i permessi per lavoro subordinato o autonomo, asilo, studio, motivi religiosi, motivi familiari.
Se invece hai già il permesso e vuoi capire come si rinnova o quali documenti la Questura chiede ogni volta, la guida al permesso di soggiorno è il punto di partenza. Se il tuo ingresso in Italia passa invece dalle quote, leggi la guida al decreto flussi e al nulla osta al lavoro.
Quali familiari
L'art. 29 del Testo Unico elenca i familiari ricongiungibili:
- il coniuge non legalmente separato e di età non inferiore a diciotto anni;
- i figli minori, anche del coniuge o nati fuori dal matrimonio, non coniugati, a condizione che l'altro genitore, quando esiste, abbia dato il proprio consenso;
- i figli maggiorenni a carico, quando per ragioni oggettive non possono provvedere al proprio sostentamento a causa del loro stato di salute che comporti invalidità totale;
- i genitori a carico, alle condizioni previste dalla norma, legate alla presenza di altri figli nel Paese di origine e all'età.
Ogni categoria porta con sé documenti diversi, ed è qui che la pratica diventa un lavoro di raccolta: un consenso dell'altro genitore, una sentenza di affidamento, un certificato medico, un atto di morte. Nessuno di questi documenti vale in Italia nella sua lingua originale.
Reddito e alloggio: i due requisiti della Prefettura
Il reddito
Serve un reddito annuo da fonti lecite non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale, aumentato di una quota per ogni familiare da ricongiungere; per due o più figli di età inferiore a quattordici anni la norma prevede una soglia più alta. Gli importi cambiano ogni anno, perché l'assegno sociale viene rivalutato: in questa guida non troverai una cifra, e diffida di chi te ne dà una senza datarla. L'importo aggiornato lo trovi sul sito della Prefettura o dello Sportello Unico competente.
Il reddito si dimostra con documenti italiani: dichiarazione dei redditi, contratto di lavoro e buste paga, e in alcuni casi un estratto conto bancario. Se il tuo datore di lavoro o la tua banca sono all'estero, questi documenti vanno tradotti: la guida su estratto conto e busta paga spiega come si presentano.
L'alloggio
Serve un alloggio che rispetti i requisiti igienico-sanitari e di idoneità, verificati dal Comune o dall'azienda sanitaria. Il documento si chiama di solito certificato di idoneità alloggiativa, lo rilascia il Comune dove si trova la casa, e ha tempi propri: richiedilo presto, perché spesso è il passaggio che frena tutto il resto.
I documenti di famiglia: la parte che va preparata bene
Qui sta la differenza tra una pratica che va a buon fine e una che torna indietro. I documenti che provano parentela, coniugio, minore età o stato di salute sono rilasciati dalle autorità del Paese di origine e devono essere, in sequenza:
- rilasciati in copia integrale dall'autorità competente, non in estratto;
- legalizzati o apostillati secondo il Paese: apostille per gli Stati della Convenzione dell'Aia, legalizzazione consolare per gli altri. L'ordine è spiegato nella guida su apostille e traduzione giurata;
- tradotti in italiano da un traduttore ufficiale;
- validati dall'autorità consolare italiana nel Paese di origine, che attesta la conformità della traduzione e l'autenticità dell'atto.
Il quarto punto è quello che molti scoprono tardi. Una traduzione ottima, fatta in Italia, può non bastare se il Consolato pretende di vedere l'originale e di validare la traduzione sul posto. Chiedi al Consolato competente la sua procedura prima di ordinare qualsiasi traduzione: alcune sedi accettano una traduzione giurata già pronta, altre vogliono un traduttore accreditato in loco. È l'informazione più preziosa di tutta la pratica, e costa una email.
Gli atti più richiesti, con prezzo e tempi:
- l'atto di nascita di ciascun familiare;
- l'atto di matrimonio, per il coniuge;
- il certificato di stato di famiglia e, a volte, il certificato di residenza;
- la sentenza di divorzio o di affidamento dei figli, quando esiste;
- l'atto di morte dell'altro genitore, se è il motivo per cui manca il consenso;
- il consenso dell'altro genitore, spesso raccolto davanti a un notaio: in quel caso serve la traduzione dell'atto notarile;
- certificati medici e altri documenti fuori categoria: si ordinano come traduzione giurata di un altro documento;
- il passaporto, quando il Consolato lo chiede tradotto per il visto.
Tutti questi documenti sono raccolti nelle collezioni documenti di stato civile e documenti per il lavoro.
Il percorso, passo per passo
- Domanda di nulla osta allo Sportello Unico per l'Immigrazione, in via telematica, con i dati su reddito, alloggio e familiari.
- Istruttoria della Prefettura, con la verifica dei requisiti. La legge fissa un termine per il rilascio del nulla osta; nella realtà i tempi dipendono dallo Sportello Unico competente.
- Rilascio del nulla osta, che viene trasmesso anche alla rappresentanza diplomatica italiana.
- Domanda di visto da parte del familiare, al Consolato italiano del Paese di residenza, entro il termine di validità del nulla osta, con i documenti di famiglia legalizzati, tradotti e validati.
- Ingresso in Italia e, entro pochi giorni, convocazione allo Sportello Unico per la firma e la richiesta del permesso di soggiorno per motivi familiari.
Tra il primo e l'ultimo passaggio possono passare molti mesi. Un consiglio pratico: raccogli i documenti del Paese di origine in parallelo all'istruttoria della Prefettura, non dopo, perché l'apostille e il passaggio in Consolato sono i colli di bottiglia.
Gli errori che allungano la pratica
- Tradurre prima di apostillare. L'apostille fa parte del documento: se arriva dopo, la traduzione va rifatta.
- Non chiedere al Consolato la sua procedura. È la causa principale dei documenti rifatti due volte.
- Portare un estratto invece della copia integrale dell'atto di nascita o di matrimonio.
- Dimenticare il consenso dell'altro genitore per un figlio minore: senza quel documento la pratica si ferma, e procurarselo a distanza è lento.
- Usare cifre di reddito lette altrove. Gli importi si aggiornano ogni anno: l'unico dato valido è quello dello Sportello Unico.
- Grafie dei nomi diverse tra atti e passaporto: segnalale prima, perché bloccano il controllo consolare.
Che cosa facciamo noi
Noi traduciamo. I nostri traduttori sono giurati presso le corti d'appello competenti: carichi la scansione, ricevi il PDF firmato e timbrato via email in 24-48 ore lavorative, a 30 euro a pagina, con il numero di pagine come quantità da indicare nell'ordine. Il percorso è descritto nella pagina come funziona e i prezzi nella pagina prezzi.
Se il Consolato vuole la traduzione su carta, aggiungi la copia cartacea per posta: la guida su quando basta il PDF aiuta a decidere. E se la tua procedura richiede espressamente una traduzione asseverata davanti a un tribunale italiano, possiamo organizzarla su preventivo.
Non possiamo invece prometterti che un documento sarà accettato: la decisione è della Prefettura e del Consolato, non nostra. Quello che possiamo fare è darti una traduzione fedele, firmata e timbrata, e dirti onestamente quando conviene chiedere prima all'ufficio.
Domande frequenti
Quanto dura tutta la procedura?
Molti mesi, nella maggior parte dei casi. La legge fissa un termine per il nulla osta, ma i tempi reali dipendono dallo Sportello Unico e dal Consolato, e la raccolta dei documenti all'estero aggiunge il suo. La traduzione, per la sua parte, richiede 24-48 ore lavorative.
Qual è il reddito minimo richiesto?
Dipende dal numero e dal tipo di familiari, ed è legato all'importo annuo dell'assegno sociale, che si aggiorna ogni anno. Non diamo cifre: chiedi l'importo aggiornato allo Sportello Unico per l'Immigrazione della tua Prefettura.
Devo tradurre i documenti in Italia o nel Paese di origine?
Dipende dal Consolato. Alcune sedi accettano una traduzione giurata fatta altrove e la validano; altre vogliono un traduttore accreditato in loco. Chiedilo per iscritto prima di ordinare: è la domanda che fa risparmiare più tempo in tutta la pratica.
Mio figlio ha meno di quattordici anni: cambia qualcosa?
Sì, su più piani: la norma prevede una soglia di reddito più alta per due o più figli sotto i quattordici anni, e per l'alloggio esistono regole specifiche quando il minore raggiunge un genitore. Verifica il tuo caso con lo Sportello Unico.
Il Consolato mi ha chiesto il test del DNA: è normale?
Può succedere quando i documenti di stato civile del Paese di origine non sono considerati affidabili o mancano. È una prassi prevista in alcuni casi, a spese del richiedente. Chiedi al Consolato di indicarti per iscritto il laboratorio e la procedura.
Che differenza c'è con la coesione familiare?
La coesione familiare riguarda il familiare che si trova già regolarmente in Italia e chiede un permesso per motivi familiari senza passare dal visto; il ricongiungimento riguarda il familiare che è ancora all'estero. I documenti si somigliano, il percorso no: la guida al permesso di soggiorno tratta il primo caso.
In quali lingue traducete?
Italiano da e verso inglese, spagnolo, francese, tedesco, rumeno e arabo, e queste sei lingue tra loro. Per un'altra lingua scrivici per un preventivo. Altre risposte nelle domande frequenti.
Fonti: D.Lgs. 25 luglio 1998 n. 286, Testo Unico sull'immigrazione, artt. 29, 29-bis e 30; DPR 31 agosto 1999 n. 394, regolamento di attuazione; DPR 28 dicembre 2000 n. 445, art. 33; Ministero dell'Interno, ricongiungimento familiare.

