In breve
- La domanda di nulla osta al lavoro del decreto flussi la presenta il datore di lavoro, online, sul portale ALI del Ministero dell'Interno. In questa fase al lavoratore di norma serve solo il passaporto: nessuna traduzione.
- Le traduzioni arrivano dopo: al consolato italiano per il visto (alcune sedi chiedono atti di nascita, di matrimonio, curriculum e titoli), per il riconoscimento dei titoli professionali e per le pratiche successive in Italia, come il ricongiungimento familiare o la conversione della patente.
- Ogni consolato decide quali documenti chiedere e in che forma: verifica sempre la lista della tua sede prima di far tradurre qualcosa.
Ogni anno migliaia di lavoratori e di datori di lavoro cercano «quali documenti tradurre per il decreto flussi», spesso dopo aver letto consigli contraddittori. La risposta onesta è che la traduzione non serve dove molti pensano (nella domanda di nulla osta) e serve invece in passaggi di cui si parla poco. In questa guida seguiamo la procedura dall'inizio alla fine e ti diciamo, passo per passo, che cosa va tradotto e che cosa no.
Che cos'è il decreto flussi 2026-2028
Il decreto flussi è il provvedimento con cui il Governo fissa quanti cittadini di Paesi non UE possono entrare in Italia per lavoro. Per il triennio in corso è il DPCM del 2 ottobre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 ottobre 2025, con le istruzioni operative della circolare interministeriale n. 8047 del 16 ottobre 2025. Secondo il Ministero del Lavoro, il decreto prevede 497.550 ingressi in tre anni: 164.850 nel 2026, 165.850 nel 2027 e 166.850 nel 2028, per lavoro subordinato stagionale, non stagionale e lavoro autonomo.
Per il 2026 le domande si sono aperte con i cosiddetti click day, alle 9:00:
- 12 gennaio 2026: lavoro stagionale agricolo;
- 9 febbraio 2026: lavoro stagionale turistico;
- 16 e 18 febbraio 2026: lavoro subordinato non stagionale (il 16 per i lavoratori dei Paesi che hanno accordi di cooperazione migratoria con l'Italia, il 18 per gli altri).
Le domande possono comunque essere presentate entro il 31 dicembre 2026, nei limiti delle quote ancora disponibili. Per le date relative alle quote 2027, controlla gli avvisi del portale ALI e del Ministero: i calendari vengono comunicati di anno in anno.
Passo 1: la domanda di nulla osta (qui non si traduce nulla)
Il nulla osta al lavoro è l'autorizzazione rilasciata dallo Sportello unico per l'immigrazione (SUI) della Prefettura. A chiederlo non è il lavoratore ma il datore di lavoro, che accede al portale ALI con SPID o CIE e compila il modulo. Prima della domanda il datore deve, tra l'altro:
- chiedere al Centro per l'impiego di verificare che non ci siano lavoratori già presenti in Italia disponibili per quel posto;
- ottenere, nei casi previsti, l'asseverazione di un consulente del lavoro o di un'associazione di categoria sul rispetto dei requisiti del contratto e sulla capacità economica dell'impresa.
Attenzione a non confondere i termini: l'«asseverazione» del decreto flussi è un controllo fatto dal consulente del lavoro sul datore di lavoro, non ha niente a che vedere con la traduzione. Se qualcuno ti propone di «asseverare» i tuoi documenti per la domanda di nulla osta, chiedi spiegazioni.
Del lavoratore il modulo chiede soprattutto i dati anagrafici e del passaporto. Non c'è da allegare un atto di nascita tradotto, né un certificato penale tradotto: i controlli di sicurezza li fa la Questura, d'ufficio. Una volta rilasciato, il nulla osta vale sei mesi: entro quel termine il lavoratore deve chiedere il visto al consolato. I tempi di rilascio indicati dalla circolare sono di 20 giorni per lo stagionale e 60 giorni per il non stagionale, ma nella pratica possono essere più lunghi.
Passo 2: il visto al consolato, dove le traduzioni possono servire
Con il nulla osta in mano, il lavoratore prenota un appuntamento al consolato o all'ambasciata d'Italia del suo Paese di residenza (spesso tramite il portale Prenotami o un centro visti esterno). La lista dei documenti cambia da sede a sede, e qui sta il punto.
Le sedi che chiedono il minimo
Alcuni consolati chiedono soltanto modulo, foto, passaporto valido, nulla osta e ricevuta dei diritti consolari. È il caso, per esempio, della scheda del Consolato generale d'Italia a Mosca per il lavoro subordinato: nessun documento da tradurre.
Le sedi che chiedono atti e titoli
Altre sedi, invece, vogliono capire meglio chi sei. L'Ambasciata d'Italia a Yaoundé, per lo stesso visto, chiede tra l'altro:
- il certificato di nascita del richiedente e dei figli;
- il certificato di matrimonio, per chi è sposato;
- il curriculum con la documentazione sulla formazione accademica o professionale e le lettere di referenza dei precedenti datori di lavoro;
- per l'assistenza familiare, anche i certificati di nascita dei genitori del richiedente e del datore di lavoro.
Se questi documenti non sono in italiano o in una lingua che il consolato accetta, ti verrà chiesta una traduzione. In questi casi i documenti più frequenti sono l'atto di nascita, l'atto di matrimonio, il diploma e il certificato degli esami, a volte un contratto di lavoro precedente o una busta paga come prova dell'esperienza.
Le sedi che vogliono i propri traduttori
C'è un terzo caso, ed è importante saperlo prima di spendere soldi. Alcuni consolati chiedono che la traduzione sia fatta da un traduttore di riferimento del consolato, oppure che sia legalizzata dal consolato stesso. Lo stesso Consolato di Mosca, per alcune sottocategorie di lavoro (lo spettacolo, per esempio), scrive che i documenti vanno presentati «in copia autentica (o conforme all'originale) apostillata e corredata da traduzione in lingua italiana effettuata da uno dei traduttori di riferimento del Consolato Generale» (scheda delle sottocategorie).
In quel caso nessuna traduzione esterna, la nostra compresa, rispetta la richiesta. La regola pratica è sempre la stessa: leggi la scheda della tua sede, e se non è chiara scrivi al consolato prima di ordinare. Se ci mandi la lista che hai ricevuto, ti diciamo se la nostra traduzione giurata in PDF corrisponde a quello che chiedono; per la conformità all'originale o l'apostille puoi chiederci un preventivo.
Apostille o legalizzazione dei certificati
Quando il consolato chiede atti di stato civile o titoli di studio, di solito li vuole legalizzati o apostillati dalle autorità del Paese che li ha rilasciati. L'ordine corretto è: prima l'apostille sull'originale, poi la traduzione, che deve coprire anche l'apostille. Lo spieghiamo nel dettaglio nella guida su apostille e traduzione giurata.
Passo 3: l'arrivo in Italia e il contratto di soggiorno
Entro otto giorni lavorativi dall'ingresso in Italia il lavoratore si presenta allo Sportello unico per firmare il contratto di soggiorno con il datore di lavoro e avviare la richiesta del permesso di soggiorno per lavoro. In questa fase servono il passaporto con il visto, e i documenti che lo Sportello o la Questura indicano nella convocazione. Di regola non si chiedono nuove traduzioni di documenti già esaminati dal consolato.
Le cose cambiano se, una volta in Italia, presenti altre domande: il permesso per motivi familiari per il coniuge, la coesione familiare, il passaggio a un altro tipo di permesso. Per queste pratiche la Questura chiede spesso atti di stato civile tradotti e legalizzati: ne parliamo nella guida sui documenti da tradurre per il permesso di soggiorno.
I casi in cui la traduzione conta davvero
Lavoratori altamente qualificati e Carta blu UE
La Carta blu UE (art. 27-quater del Testo unico immigrazione, d.lgs. 286/1998) è fuori dalle quote del decreto flussi, ma ha una procedura simile: nulla osta chiesto dal datore di lavoro, poi visto. Qui il titolo di studio è al centro della pratica: serve un titolo di istruzione superiore di almeno tre anni o, in alcuni casi, una qualifica professionale. Per dimostrarlo si usano la dichiarazione di valore del consolato o l'attestato di comparabilità CIMEA, e per entrambi possono servire le traduzioni del diploma di laurea e del piano di studi o certificato degli esami. La legge 182/2025 sulle semplificazioni è intervenuta anche sui tempi del nulla osta per questi lavoratori: verifica i termini aggiornati con lo Sportello unico.
Professioni sanitarie
Infermieri e altri professionisti sanitari entrano spesso fuori quota (art. 27 del Testo unico), ma per lavorare devono ottenere il riconoscimento del titolo dalle autorità sanitarie. È una pratica a sé, con un fascicolo che comprende diploma, programma degli studi, tirocini, iscrizione all'ordine del Paese d'origine e certificato di buona condotta professionale, quasi sempre da tradurre in italiano. Prima di iniziare, chiedi all'ente che istruisce la pratica la lista esatta e la forma delle traduzioni.
Certificato penale: quando lo chiedono
Per il nulla osta del decreto flussi il certificato penale del Paese d'origine non va allegato dal lavoratore. Può però essere richiesto in altre situazioni: da alcuni consolati in fase di visto, da datori di lavoro di settori particolari, da ordini professionali e, più avanti, per la domanda di cittadinanza. In quei casi ti servirà la traduzione giurata del casellario giudiziale, ordinata dopo aver ottenuto il certificato aggiornato.
Patente di guida per lavorare
Autisti, magazzinieri con mezzi, operai che si spostano tra cantieri: la patente estera diventa presto un documento di lavoro. Nel primo anno di residenza puoi guidare con la patente estera accompagnata da permesso internazionale o traduzione; poi serve la conversione, se il tuo Paese ha un accordo con l'Italia. Trovi tutto nella guida alla conversione della patente estera e sulla scheda della traduzione giurata della patente.
Il ricongiungimento familiare, dopo
Quando il lavoratore ha un permesso di almeno un anno può chiedere il ricongiungimento del coniuge e dei figli. Lì le traduzioni sono quasi certe: atti di nascita, di matrimonio, a volte lo stato di famiglia. Conviene pensarci già quando si chiedono i certificati nel Paese d'origine, per apostillarli una sola volta.
Che tipo di traduzione chiedere
La legge italiana prevede che un documento straniero da usare davanti alla pubblica amministrazione sia accompagnato da una traduzione in italiano «certificata conforme al testo straniero dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare, ovvero da un traduttore ufficiale» (art. 33 del DPR 445/2000). Nella pratica, quindi, le strade sono due: la traduzione certificata dal consolato, o quella di un traduttore giurato. Quale accetti la tua sede lo decide la sede. Le differenze tra le varie forme sono spiegate in giurata, asseverata, certificata o legalizzata.
Con Giuradoc funziona così:
- carichi una scansione o una foto leggibile del documento, apostille compresa;
- un traduttore giurato presso le corti d'appello competenti traduce il documento, lo firma, lo timbra e ne attesta la fedeltà al documento ricevuto;
- ricevi il PDF in 24-48 ore lavorative, a 30 € a pagina, qualunque sia la combinazione di lingue;
- se il consolato vuole la carta, aggiungi la copia cartacea per posta (15 €).
Lavoriamo dall'italiano e verso l'italiano con inglese, spagnolo, francese, tedesco, rumeno e arabo, oltre a queste sei lingue tra loro. Se la tua lingua non c'è, scrivici per un preventivo. Per capire quale formato ti serve, c'è la pagina quale traduzione scegliere; l'elenco completo dei documenti è nei nostri servizi.
Gli errori che fanno perdere tempo
- Tradurre tutto «per sicurezza» prima del nulla osta. Non serve, e alcuni certificati scadono (il certificato penale, per esempio, ha spesso una validità di sei mesi per le autorità che lo chiedono).
- Tradurre prima dell'apostille. L'apostille fa parte del documento e va tradotta: se arriva dopo, la traduzione va rifatta.
- Non leggere la lista del proprio consolato. Le schede di Mosca e di Yaoundé, per lo stesso visto, chiedono cose molto diverse.
- Lasciar scadere il nulla osta. Hai sei mesi per chiedere il visto: prenota l'appuntamento al consolato appena lo ricevi.
- Nomi scritti in modo diverso tra passaporto, nulla osta e certificati: segnala al traduttore la grafia del passaporto.
Domande frequenti
Per la domanda di nulla osta devo far tradurre il mio passaporto?
No. Il datore di lavoro inserisce i dati del passaporto nel modulo online. La traduzione del passaporto può servire in altre pratiche, per esempio quando il documento non riporta i dati in caratteri latini, ma non per il nulla osta.
Il consolato mi chiede l'atto di nascita tradotto: va bene una traduzione giurata in PDF?
Dipende dal consolato. Molte sedi accettano la traduzione di un traduttore giurato; altre vogliono un loro traduttore di fiducia o la legalizzazione consolare della traduzione. Chiedi alla sede, e mandaci la loro risposta: ti diciamo se la nostra traduzione corrisponde.
Il datore di lavoro deve far tradurre qualcosa?
Di norma no: i suoi documenti sono italiani. Può servire tradurre il contratto o la proposta di lavoro nella lingua del lavoratore per farglielo capire, ma è una scelta, non un requisito del nulla osta.
Ho un permesso stagionale: per convertirlo in lavoro non stagionale servono traduzioni?
Di solito no, perché la conversione si basa su un nuovo contratto con un datore di lavoro in Italia. Può cambiare se l'ufficio chiede documenti esteri nuovi: segui la convocazione dello Sportello unico.
Quanto costa tradurre i documenti per il visto di lavoro?
Con Giuradoc 30 € a pagina in PDF, più l'opzione se ti serve: copia cartacea (15 €). Per più documenti nello stesso ordine scrivici dalla pagina contatti. I dettagli sui costi sono nella guida quanto costa una traduzione giurata; le risposte generali nelle domande frequenti.
Fonti: Ministero del Lavoro, «Flussi 2026-2028, pubblicato il decreto»; Fisco e Tasse, flussi 2026-2028: quote, requisiti e click day; Consolato generale d'Italia a Mosca, visto per lavoro subordinato e sottocategorie; Ambasciata d'Italia a Yaoundé, visto per lavoro subordinato; Ambasciata d'Italia a Tbilisi, validità del nulla osta; d.lgs. 286/1998, Testo unico immigrazione; DPR 445/2000, art. 33; legge 182/2025.


